Gli studi più recenti confermano quanto sia fondamentale adottare strategie efficaci durante l’orario lavorativo.
Ricercatori dell’Università di Harvard, tra le più prestigiose istituzioni accademiche al mondo, hanno evidenziato l’importanza di inserire pause regolari e strutturate nella routine lavorativa per migliorare la produttività e ridurre lo stress. Parallelamente, il marchio sportivo giapponese Asics, noto per la sua filosofia “Anima sana in corpore sano”, sottolinea con dati aggiornati come le micro pause contribuiscano a incrementare concentrazione e benessere.
Secondo un approfondimento della Harvard Business School, lavorare senza pause sufficienti quando le riserve energetiche sono ormai basse può innescare una spirale negativa: la fatica porta a errori e inefficienze, che a loro volta generano ulteriore stress e carico di lavoro. Questo circolo vizioso riduce drasticamente la produttività, come dimostrano situazioni comuni in cui si rileva la difficoltà a mantenere l’attenzione su compiti semplici, quali leggere una frase più volte senza comprenderla appieno.
Studi condotti da Asics indicano che, facendo brevi pause quotidiane per almeno una settimana, si può ottenere una riduzione dello stress del 14,7%, un aumento della produttività del 33,2% e un miglioramento della concentrazione del 28,6%. Al contrario, prolungati periodi di lavoro senza interruzioni, soprattutto oltre le due ore, sono associati a un incremento dello stress e a un decremento del benessere mentale, con un aumento dello stress che può arrivare fino al 18% dopo quattro ore consecutive senza pause.
Durata e modalità delle pause: il metodo “pomodoro” e altre strategie
Gli esperti concordano sul fatto che non servano necessariamente pause lunghe per ottenere benefici significativi: micro pause di 1, 5 o 10 minuti sono efficaci, purché siano regolari e ben distribuite nel corso della giornata. La neuroscienziata Emilie Steinbach, attiva nel campo delle neuroscienze cognitive, consiglia di fare pause ogni 45 minuti di lavoro. In momenti di minore motivazione, suggerisce il metodo “pomodoro”: quattro sessioni di 25 minuti alternate a brevi pause di 5 minuti, seguite da una pausa più lunga di 15-20 minuti.
È altresì importante considerare il momento della giornata in cui si fanno le pause. Le ricerche di Harvard indicano che la capacità energetica raggiunge il minimo nelle ore centrali del pomeriggio, intorno alle 15:00, momento in cui sono particolarmente utili pause più lunghe per favorire il recupero.

Cosa evitare e cosa fare durante le pause(www.viaggioinabruzzo.it)
Non tutte le attività svolte durante le pause hanno un effetto rigenerante sul cervello. Harvard sottolinea come il 97% delle persone utilizzi i social network durante le pause, ma ciò può provocare un esaurimento emotivo, riducendo creatività e impegno lavorativo anziché incrementare le risorse mentali. Anche conversazioni di lavoro con colleghi mantengono il cervello focalizzato su problemi e scadenze, impedendo un vero rilassamento.
In Svezia, la tradizione della pausa “fika” vieta discussioni lavorative e uso del telefono, creando così un vero reset mentale che favorisce concentrazione ed efficienza.
Durante le pause, è consigliabile svolgere attività che favoriscano il rilassamento e il benessere fisico. Uno studio diretto dal dottor Brendon Stubbs del King’s College di Londra ha evidenziato che aggiungere 15 minuti di attività fisica quotidiana migliora del 22,5% lo stato mentale di chi lavora seduto alla scrivania. Anche pochi minuti di movimento, come camminare o salire le scale, sono efficaci per contrastare la sedentarietà, migliorare le prestazioni cognitive e prevenire stress e dolori muscolari.
Inoltre, secondo le evidenze di Harvard, trascorrere la pausa all’aria aperta, immersi nel verde, è molto più efficace rispetto a rimanere seduti in ufficio. L’esposizione alla luce naturale contribuisce a regolare il ritmo circadiano, migliorando umore e qualità del sonno, soprattutto durante i mesi invernali. Questo ritmo interno, controllato da un’area cerebrale sensibile alla luce, regola funzioni fisiologiche fondamentali come il ciclo sonno-veglia.
Anche il contatto sociale durante la pausa, come una chiamata con un amico, può indurre calma e migliorare l’umore. La Harvard Business Review ricorda che la connessione emotiva non dipende necessariamente dalla presenza fisica, ma dal semplice ascolto della voce. Per chi lavora in smart working, il contatto con l’animale domestico rappresenta un ulteriore strumento per abbassare i livelli di cortisolo, l’ormone legato allo stress, con benefici tangibili anche sulle prestazioni lavorative.








