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Lo chiamano “il borgo della salsiccia” ed è assolutamente da vedere: dove si trova

Con poco più di mille abitanti, questo paese custodisce un’arte culinaria antichissima e preziosa, quella della salsiccia rossa di Castelpoto
Un borgo medievale tra storia e sapori (www.viaggioinabruzzo.it)

Nel cuore della Campania, sorge un piccolo comune che ha conquistato un posto d’onore nella tradizione gastronomica.

Con poco più di mille abitanti, questo paese custodisce un’arte culinaria antichissima e preziosa, quella della salsiccia rossa di Castelpoto, riconosciuta come presidio Slow Food e prodotto agroalimentare tradizionale (PAT).

Castelpoto si erge su una collina che domina la valle del fiume Calore Irpino, offrendo scorci panoramici suggestivi e un’atmosfera intrisa di storia. Il suo borgo antico, caratterizzato da vicoli stretti e case in pietra lavorata, conserva tracce delle dominazioni longobarde, normanne e sveve, che hanno segnato il territorio e la sua identità culturale.

Tra i monumenti più significativi spicca il Castello Ducale con la torre dell’orologio, un presidio strategico di origine normanna, e la chiesa di San Nicola da Mira, ricostruita nel 1698, dove si conservano statue lignee di pregio e un battistero sorretto da una colonna romana. Nei dintorni si trovano anche i ruderi del ponte romano delle Maurelle, testimonianza dell’antica Via Latina, e il parco Sant’Andrea, da cui si può godere di un panorama mozzafiato.

Il sindaco attuale, Vito Fusco, guida l’amministrazione comunale con attenzione alla valorizzazione delle tradizioni locali e alla promozione turistica, puntando a far conoscere il borgo oltre i confini regionali.

La salsiccia rossa di Castelpoto: un’eccellenza da tutelare

La vera protagonista di Castelpoto è la sua celebre salsiccia rossa, un prodotto unico nel panorama italiano. La sua caratteristica distintiva è il colore rosso intenso, dovuto all’uso della polvere di “papauli”, un peperone autoctono locale essiccato e tostato in forno a legna alimentato con legno di ulivo e quercia. La preparazione di questa salsiccia è particolarmente complessa e rigorosa: si parte da carni suine selezionate – spalla, prosciutto e pancetta – macinate grossolanamente e mescolate a finocchietto selvatico, aglio in infuso e sale. L’impasto viene insaccato a mano in budello naturale, formando collane di salsicce dal peso variabile tra 100 e 140 grammi, che stagionano in locali naturali per un periodo che va da 20 a 50 giorni, a seconda della pezzatura.

Esiste una versione dolce e una piccante, entrambe dal sapore aromatico e dalla consistenza morbida, frutto di una lunga tradizione culinaria che risale addirittura all’epoca longobarda. La salsiccia rossa di Castelpoto è prodotta ancora oggi nelle famiglie locali, ma la garanzia di qualità e tracciabilità è assicurata dal Consorzio Salsiccia Rossa di Castelpoto, costituito nel 2007, che coordina cinque produttori artigianali e regola la filiera con un disciplinare rigoroso, compresi i criteri di allevamento dei suini. Le razze di maiali allevate tradizionalmente nel Sannio sono oggi incrociate con razze bianche, dando origine a suini dal manto pezzato utilizzati per questo insaccato.

La produzione si concentra nel periodo da novembre ad aprile, con una stagionatura minima di tre settimane. È consuetudine consumare la salsiccia rossa a fettine, accompagnata da pane casereccio o dal tradizionale pane cunzat, una focaccia tipica di Castelpoto arricchita di ciccioli e uva passa, difficile da trovare altrove. La salsiccia fresca viene anche cotta alla brace o usata per condire i fusilli fatti a mano, esaltando così i sapori autentici della cucina locale.

Oltre alla salsiccia rossa, Castelpoto vanta altre specialità culinarie legate alle sue radici contadine.

Tradizione gastronomica e cultura popolare (www.viaggioinabruzzo.it)

Oltre alla salsiccia rossa, Castelpoto vanta altre specialità culinarie legate alle sue radici contadine. Tra queste spicca il pittulo, una focaccia di farina di granoturco consumata specialmente nella stagione invernale, in particolare l’8 febbraio durante la festa di San Laureato martire, santo protettore del paese.

Il pittulo, preparato con acqua, sale, strutto di maiale e farina gialla, viene cotto su pietre arroventate o piastre di ferro, fino a formare una crosta croccante. Viene poi sbriciolato e mescolato con fagioli e verdure di campo, rappresentando un piatto nutriente e simbolico della cucina povera locale, che per lungo tempo ha sostituito il pane tradizionale.

La cultura gastronomica castelpotana è profondamente legata alle tradizioni familiari e comunitarie, con eventi come la fiera-mercato dedicata alla salsiccia rossa che si tiene a fine aprile, momento di festa e valorizzazione del prodotto tipico.

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