Credito alle imprese in ripresa nel 2026, ma le micro restano escluse dalla crescita
Nel periodo compreso tra novembre 2024 e novembre 2025, il credito bancario alle imprese italiane è tornato a crescere. I dati, diffusi dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre e analizzati a febbraio 2026, indicano un aumento complessivo degli impieghi vivi pari a 5 miliardi di euro, cioè un +0,8% su base annua. Si tratta della prima inversione stabile dopo una fase segnata dalla pandemia e dalla stretta monetaria della Banca Centrale Europea (BCE). La ripresa, però, non coinvolge tutte le imprese allo stesso modo. Le micro e piccolissime realtà, con meno di 20 addetti, continuano a perdere accesso al credito, ampliando una distanza che nel 2026 appare ormai strutturale.
La mappa regionale del credito
La crescita complessiva del credito fotografa un’Italia divisa. Dieci regioni registrano un incremento dei finanziamenti, altre dieci chiudono con il segno meno. Il quadro che emerge a febbraio 2026, sulla base dei dati consolidati fino a novembre 2025, mostra differenze marcate tra territori.
Tra le regioni in flessione spicca la Sardegna, che perde 370,9 milioni di euro (-4,7%). Seguono l’Umbria con -335,8 milioni (-3,9%) e la Basilicata con -94,8 milioni (-3,6%). In termini assoluti, la contrazione più consistente riguarda il Veneto, con una riduzione di 1,8 miliardi di euro (-2,9%). In calo risultano anche Toscana, Molise, Marche, Abruzzo, Emilia-Romagna e Trentino-Alto Adige.

La mappa regionale del credito – viaggioinabruzzo.it
Il caso dell’Abruzzo mostra una flessione contenuta ma reale: dai 9.113.900 euro del 2024 si passa a 9.045.300 euro nel 2025, con una variazione del -0,8%. La media nazionale segna invece +0,8%. Il dato abruzzese si colloca quindi in controtendenza rispetto all’andamento complessivo. Lo scarto è minimo, è vero, ma fotografa una difficoltà nel seguire il ritmo della ripresa.
Sul versante opposto, alcune regioni evidenziano aumenti rilevanti. La Calabria cresce di 278,6 milioni di euro (+5,4%), il Lazio registra un incremento di 4,1 miliardi (+6,6%), mentre la Valle d’Aosta segna +158,6 milioni (+10%). Con segno positivo figurano anche Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Sicilia, Campania, Piemonte e Liguria.
La distribuzione territoriale non segue uno schema lineare Nord-Sud. Incidono la dimensione media delle imprese, il livello di patrimonializzazione e la capacità di interlocuzione con il sistema bancario. Le regioni con una maggiore presenza di imprese strutturate mostrano una reattività più evidente. Dove prevalgono micro attività, il credito resta più fragile.
Micro imprese ancora in difficoltà: la frattura strutturale
Il dato che pesa di più riguarda le imprese con meno di 20 addetti. Nello stesso periodo in cui il totale degli impieghi aumenta di 5 miliardi di euro, queste realtà subiscono una riduzione dei prestiti pari a 5 miliardi di euro, cioè un -5%. Il saldo, nei fatti, si concentra quasi interamente sulle aziende medio-grandi.
In Italia le micro imprese rappresentano il 98% del totale delle aziende presenti nel Paese. Occupano circa il 52% dei lavoratori italiani, esclusi i dipendenti della Pubblica Amministrazione, dell’agricoltura e dei servizi finanziari e assicurativi. Si tratta di artigiani, commercianti, piccoli imprenditori, titolari di partita IVA. Una parte centrale del tessuto produttivo.
La Cgia di Mestre parla apertamente di “frattura strutturale nel sistema del credito”. L’espressione indica una separazione che non appare episodica. Dopo la stretta monetaria della BCE, le banche hanno rafforzato i criteri di valutazione del rischio. I tassi di interesse ancora elevati e l’attenzione alla qualità degli attivi bancari orientano le erogazioni verso imprese più patrimonializzate, con bilanci solidi e maggiore capacità di garanzia.
Le micro realtà vengono percepite come più esposte alle oscillazioni del mercato e ai rischi di insolvenza. Il risultato è una selezione che penalizza chi ha minori riserve finanziarie. La crescita complessiva del credito, già, non coincide con un ampliamento diffuso dell’accesso ai finanziamenti.
A febbraio 2026 il quadro è chiaro: il credito alle imprese italiane ha ripreso a salire, interrompendo una fase di contrazione durata anni. I numeri lo confermano. Eppure la ripresa non è uniforme. Le imprese medio-grandi intercettano la maggior parte dei nuovi flussi, mentre le micro continuano a registrare un arretramento. Una dinamica che incide sulla struttura produttiva nazionale, fondata in larga parte su piccole attività radicate nei territori.








