BASILICA-CATTEDRALE "S. MARIA ASSUNTA"
Atri (445 m. s.l.m. e 11.500 abitanti circa) fu città di grande prestigio nel mondo antico, già prima dell’espansione romana, come risulta dagli scavi archeologici condotti agli inizi del XX secolo nelle località Colle della Giustizia e Pretara, da cui sono emersi reperti databili tra il VII e il V sec. a. C. Ulteriore testimonianza è offerta dalle monete in bronzo del IV sec. a. C., di diverso valore e peso, attualmente conservate nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti. Perfino la tesi della derivazione dall’antica Hatria del nome del Mare Adriatico, negata da Plinio e Strabone, ma sostenuta da pareri altrettanto autorevoli (Tito Livio, Vittore Aurelio e Paolo Diacono), dimostra indirettamente l’importanza che il centro aveva, sia sul piano commerciale (porto di Cerrano) che militare, di certo in un’epoca precedente a quella delle sue dirette concorrenti, ossia Adria veneta e Andria pugliese.
Gli stessi Romani, quando nel 290 a. C. colonizzarono Hatria, quasi contemporaneamente alla vicina Castrum Novum (Giulianova), avvertirono subito l’esigenza di un collegamento diretto con i due neo-possedimenti, al punto che ben presto costruirono la via Caecilia, derivazione della Salaria.
È sicuro che Hatria partecipò a fianco di Roma, con proprie milizie, alle guerre contro Annibale e alle guerre sociali del I sec. a.C.
Scarse sono invece le notizie relative all’Alto Medioevo: alcuni documenti (es.: Catalogus Baronum) attesterebbero una notevole decadenza, proseguita poi con l'inizio delle invasioni barbariche. Atri subì quindi la dominazione di Longobardi (Ducato di Spoleto), Franchi e Normanni (Roberto di Loretello), e in seguito fu sotto il Papato, gli Svevi e gli Angioini.
Solo con la cessione ai Duchi di Acquaviva, nel 1395, ricominciò una graduale ripresa politica, sebbene le condizioni socio-economiche restassero in grave degrado. Gli Acquaviva, legatisi in parentela con gli Aragonesi, conservarono comunque il loro potere sulla zona fino al 1760 e ben 19 furono i Duchi che si succedettero nella Signoria di Atri. Dopo la morte dell’ultima duchessa, Isabella Strozzi, il Regio Fisco del Regno di Napoli liquidò le altre pretese sul patrimonio degli Acquaviva nel 1775, riannettendo l’intero territorio. Si riapriva così un altro periodo di stabilità, destinato a concludersi soltanto con le vicende che portarono, nel 1860, alla costituzione del nuovo Stato unitario italiano.
LA BASILICA-CATTEDRALE "S. MARIA ASSUNTA"
Fu innalzata tra il 1285 e il 1305, su una precedente struttura a cinque navate databile forse tra il IX e il X sec. (alcune Bolle Pontificie ne attestano l’esistenza certa al 1140). Il complesso sorge sull'area delle antiche terme romane: lo dimostrano chiaramente i resti portati alla luce nella antistante Piazza Duomo e i numerosi reperti presenti all’interno del tempio, nel Chiostro e soprattutto nella Cripta, che era in origine la piscina limaria dell’impianto termale (sono ancora visibili le due bocche di caduta delle acque) e probabilmente solo a partire dal X-XI sec. fu adibita a luogo sacro.
Vista dall’esterno, la Basilica è la classica costruzione religiosa di tipo romanico, con la facciata a coronamento orizzontale che caratterizzava molte chiese abruzzesi dell’epoca. Il rosone e il maestoso Portale sono opera di Rainaldo d’Atri, autore anche del primo dei portali che si aprono nella fiancata laterale destra, mentre gli altri due sono firmati da Raimondo di Poggio, il maestro che diresse i lavori di costruzione nella fase iniziale (1288-1302).
L’interno rivela, invece, una originale combinazione degli stili romanico e gotico, con le tre navate divise da una doppia fila di pilastri che sostengono archi acuti di diversa grandezza. Il Coro, sicuramente la parte più antica, è arricchito dallo splendido ciclo di affreschi mariani realizzato intorno al 1481 dall’abruzzese Andrea Delitio. La zona absidale della navata centrale è stata inoltre rialzata in tempi recenti, per consentire (attraverso aperture di vetro) di ammirare la pavimentazione romana dell’ex edificio termale.
Le navate laterali e i pilastri sono ornati da pregevoli affreschi, alcuni risalenti al XIII e XIV sec., altri di scuola delitiana. Sempre nelle navate laterali sono presenti opere scultoree di elevato valore, come il Battistero e la Cappella Acquaviva, dedicata a S. Anna, entrambe eseguite nel primo Cinquecento dal lombardo Paolo De Garviis.
Sul lato sinistro, compare il basamento del Campanile, eretto su preesistenze romane nel 1257 e completato nel 1502 da Antonio da Lodi, che progettò il tamburo ottagonale con bifore e maioliche. Dal medesimo lato, in fondo, si passa al Chiostro medioevale, alla Cripta e al Museo Capitolare, ricco di preziose opere di pittura, scultura e c.d. arti minori. Dalla navata destra si può invece accedere alla adiacente Chiesa di S. Reparata, di epoca settecentesca, in cui troneggia un imponente tabernacolo ligneo scolpito a fine XVII sec. dall'artista locale Carlo Riccioni, ispiratosi al capolavoro realizzato in bronzo da Bernini per la Basilica di S. Pietro in Vaticano.
In origine collegata ad un Convento di Agostiniani, presenta, come diverse altre chiese atriane, un impianto trecentesco modernizzato poi in era barocca. Bellissimo il portale gotico, opera di Maestri napoletani del Quattrocento, e il campanile, che riflette la tipologia di quello della Cattedrale. Attualmente la chiesa è adibita ad “auditorium”.
Venne eretta nel XVIII sec., sui resti di una delle prime chiese francescane in Abruzzo. Esternamente se ne conservano dei particolari decorativi lungo la fiancata laterale destra, così come appartiene all’impianto trecentesco l’arco a sesto acuto che, sul lato sinistro, si staglia tra la facciata e l’edificio che un tempo era l’antico Convento. Proprio sotto l’arco, compare una lastra tombale del 1615, dedicata al medico e filosofo atriano Giacomo Di Lisio (vissuto nella seconda metà del Trecento), originariamente corredata da una lapide in marmo che ora è posta nell’atrio del Palazzo Ducale, a destra dell’ingresso.
L’interno, a croce latina, è in stile barocco, con cappelle laterali ricche di statue.
Di fondazione duecentesca, ebbe una decisiva ristrutturazione nel XVI sec. L’interno a monoaula è caratterizzato da una splendida pavimentazione in stile veneziano. La Cappella dell’Immacolata e i quattro altari laterali, oltre che da svariati elementi barocchi e classicheggianti, sono ornati da pregevoli pitture.
E' un’antichissima costruzione (1256), eretta in luogo di una precedente databile al 1181. I diversi rimaneggiamenti subiti non consentono di leggere a dovere la struttura originaria: la stessa facciata è stata oggetto di notevoli modifiche e il campanile è di epoca più tarda. Tuttavia, conserva internamente l’impianto a tre navate, con arcate ogivali poggianti su colonne e pilastri ottagonali. Di scuola delitiana è l'affresco della controfacciata, raffigurante la Madonna con Bambino tra S. Rocco e S. Sebastiano.
Fu eretta nel XII sec., ma la configurazione attuale è frutto di un rifacimento avvenuto nel Settecento.
Nella facciata spicca il portale del 1586, mentre l’interno è ad aula unica, con il presbiterio coperto da una cupoletta. Di fine XVI sec. è l’affresco della Madonna con Bambino e tre Monaci, rinvenuto nella parete di fondo e adesso collocato in quella di destra, poco oltre l'ingresso. Pendono dalla volta preziosi candelabri settecenteschi, provenienti da Murano.
Chiesa di S. GIOVANNI BATTISTA
Altro esempio di chiesa conventuale del Trecento modificata in epoche successive. Dell’edificio antico resta, però, la parte inferiore della facciata, con le sue fasce alternate di pietra e mattoni, tipiche delle maestranze teramane, e il superbo portale, di datazione di poco posteriore (1320-1330) ai grandi modelli realizzati da Rainaldo per la Cattedrale, ma già con caratteri innovativi (es.: la decorazione a fiorami dell’architrave, caso unico in Atri). A sinistra, sempre esternamente, vi è poi la porta di accesso al Convento, in stile gotico, mentre sulla destra il collegamento con la Porta nord della città (Porta S. Domenico), i cui resti non sono riferibili alla versione originale del Medioevo, ma al fedele rifacimento eseguito nel Cinquecento. L’interno è barocchizzato, con la volta interamente coperta dall’affresco con il Trionfo di S. Domenico, opera di Giovan Battista Savelli. Sempre del XVIII sec. sono inoltre le tre tele di Giuseppe Prepositi che coronano l’altare centrale.
Edificata nel primo Trecento, è da tempo inagibile. Tutto l’interesse è dunque concentrato sul portale, probabilmente eseguito dalle stesse maestranze al servizio di Rainaldo per la Cattedrale, ma senza l’intervento diretto dell’artista. Se sono, infatti, evidenti le affinità tipologiche, la struttura appare più semplice e senza la ricchezza decorativa propria delle opere maggiori di Rainaldo.
Fu fatto innalzare nel XIV sec. dal duca Antonio Acquaviva, come fortezza nel punto dominante della città, su una preesistente cisterna d’acqua di età romana, che alimentava le vicine terme. La facciata attuale risale però al Settecento, mentre appartiene certamente al primitivo impianto il cortile interno, delimitato da quattro grandi arcate ogivali, lungo il quale sono esposti reperti archeologici che vanno dal II sec. a. C. alla prima metà del II sec. d. C.
Inaugurato il 25 aprile 1881, è opera ricca di elementi architettonici e decorativi di gusto cinquecentesco, che riflettono in piccolo il modello del Teatro Alla Scala di Milano. L’interno a ferro di cavallo, con tre ordini di palchi, richiama invece lo stile del teatro S. Carlo di Napoli.
Creata in aree di proprietà ducale per volere del vescovo Paolo Odescalchi, in prossimità del Convento dei Cappuccini (abbattuto diversi anni fa), venne riorganizzato agli inizi del XX secolo su basi architettoniche. Si estende ora su due aree pianeggianti e sbalzate a terrazze, da cui si ammirano panorami spettacolari delle zone intorno ad Atri. Il lato orientale del Belvedere poggia sui resti di un’antica fortezza che fu residenza estiva dei Vescovi locali. Al centro della grande vasca posta in fondo alla terrazza superiore, figurano due sculture di leoni accovacciati, che decoravano un tempo la Porta Ancellaria, distrutta negli anni Cinquanta.
Insieme alla Porta S. Domenico, è l'unica rimasta delle dieci porte di accesso che nel Medioevo si aprivano nelle mura perimetrali di Atri. Ma, rispetto all’altra, qui non si è conservata che la c.d. Rocca, ossia parte della bastionata della prospiciente fortezza, fatta erigere dal viceré degli Abruzzi Luigi di Savoia.
Peculiarità della Atri medioevale era la presenza di una fontana al di fuori di ogni porta che si apriva nella cinta muraria. Delle diverse fontane all'epoca esistenti, alcune risultano oggi interrate o fatiscenti o trasformate da lavori di restauro, ma ve ne sono altre in buono stato, pressoché intatte. Fra queste la Canala, che presenta tuttora la configurazione assunta nel XIII sec., sfruttando un organismo idrico che con ogni probabilità era di origine pre-romana.
Sorta anch’essa sui resti di un precedente impianto idrico, di epoca romana, deriva le forme attuali da un recente intervento sul lato destro, che ha sensibilmente cambiato la costruzione eseguita nel Medioevo. Elementi originari sono, comunque, riscontrabili nel vascone residuo, nell’arco interno e nei due archi esterni a tutto sesto.
Ancora in piena efficienza, mostra un buono stato di conservazione, nonostante deturpazioni (perdita della volta del fornice sinistro) e rimaneggiamenti (uso in alcuni punti del cemento armato).
Vasto sistema di stretti cunicoli, di epoca antichissima, che sembra fu poi utilizzato dai Romani per realizzare una grandiosa conserva d'acqua: lo attesterebbe l’impiego di opus signinum nelle pareti non rivestite. Il complesso finora esplorato è di circa 700 mq., e al momento non è agibile.
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