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La battaglia che Viaggio in Abruzzo.it sta portando avanti per l'abolizione del "Minimale INPS"
"Viaggio in Abruzzo.it" da quasi due anni sta portando avanti una difficile battaglia per l'abolizione o la modifica della incostituzionale e vessatoria disposizione di legge contenuta nell’art.1, comma 1, della Legge n. 389 del 7.12.1989, di conversione del D.L. 9.10.989, n. 338, che impone ad alcune categorie di lavoratori autonomi di pagare un minimo INPS annuale (oltre 2.900 euro nel 2011!), anche nel caso in cui l'imprenditore non abbia realizzato con la sua attività neanche un centesimo. Contro questa norma, da molti chiamata "estorsione o pizzo di Stato", ci siamo inizialmente appellati alla Commissione delle Comunità europee di Bruxelles, perché ereavamo convinti, e lo siamo ancora, che l'imposizione di un "minimo contributivo", rappresentando un grosso ostacolo per la nascita o la prosecuzione di piccole attività (es. la pubblicità su un sito internet o un blog) che non consentono di realizzare fin dall'inizio un fatturato idoneo per sostenere tale spesa, violi l’art.15, "Libertà professionale e diritto di lavorare", della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, che al comma 1 recita: "Ogni individuo ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata." Successivamente, dopo che la Direzione Generale per le Politiche “Imprese e Industria” della Commissione Europea ci ha cortesemente informato di dover archiviare la nostra denuncia contro lo Stato Italiano perché “E’ competenza propria degli Stati membri quella di definire i principi fondamentali relativi ai rispettivi sistemi previdenziali”, nel mese di Febbraio 2010 abbiamo scritto una Lettera aperta al Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, per rimarcare la macroscopica violazione che l'art. 1 della legge 389/89 esercita nei confronti del dettato dell'art. 53 della Costituzione Italiana ("Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.") e per invitarlo a chiedere con forza, nella veste di Garante del rispetto della Costituzione, un adeguamento della norma al dettato costituzionale attraverso il naturale percorso parlamentare. Appena qualche settimana dopo, il 17 Marzo 2010, l'Ufficio per gli Affari Giuridici e le Relazioni Costituzionali del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica ci ha comunicato che: "... questo Ufficio ha sottoposto quanto da Lei rappresentato, all'attenzione del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, per l'esame di competenza."
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Illustrissimo Signor Presidente,
sono una studentessa universitaria prossima alla Laurea e attraverso il racconto della mia breve e amara esperienza di "imprenditrice" (sic!) vorrei sollecitare l’attenzione sulla presenza, nel nostro ordinamento previdenziale/assistenziale, di una norma, da qualcuno chiamata addirittura "estorsione di Stato", che, adottata per combattere l’evasione contributiva, nel corso degli anni si è rivelata assai più idonea a distruggere i sogni e le speranze di tanti italiani, soprattutto giovani:
A distanza di pochi giorni, infatti, ho presentato alla Commissione delle Comunità Europee di Bruxelles una denuncia contro lo Stato Italiano perchè la disposizione contenuta nell’art.1, comma 1, della Legge n. 389 del 7.12.1989, di conversione del D.L. 9.10.989, n. 338, "La retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale non può essere inferiore all'importo delle retribuzioni stabilito da leggi, regolamenti, contratti collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, ovvero da accordi collettivi o contratti individuali, qualora ne derivi una retribuzione d'importo superiore a quello previsto dal contratto collettivo.", imponendo ad alcune categorie di lavoratori autonomi di pagare i contributi di previdenza ed assistenza sociale su un reddito minimo presunto, senza dare la possibilità agli stessi di dimostrare il contrario e calcolare, quindi, la tassa in base al reddito reale, rappresenta un evidente ostacolo per l’avvio o la prosecuzione di piccole attività individuali che non consentono di realizzare fin dall’inizio un fatturato idoneo per pagare il minimale INPS e, pertanto, secondo il mio modesto parere, viola il diritto del cittadino al lavoro sancito (oltre che dagli artt. 1 - c. 1 - "L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro"; e 4 "La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. …" della Costituzione Italiana) dall’art. 15 "Libertà professionale e diritto di lavorare" della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, il cui comma 1 testualmente recita: "Ogni individuo ha il diritto di lavorare e di esercitare una professione liberamente scelta o accettata." Purtroppo la Direzione Generale per le Politiche "Imprese e Industria" della Commissione Europea, alla quale la mia lettera (ritenuta ricevibile) era stata trasmessa dal Segretariato generale per il dovuto seguito, mi ha comunicato qualche mese fa che la denuncia non poteva essere accolta in quanto "E’ competenza propria degli Stati membri quella di definire i principi fondamentali relativi ai rispettivi sistemi previdenziali." Sono ovviamente amareggiata per la decisione della C. E., perché sono tuttora convinta, evidentemente a torto, che esistessero i presupposti per l‘avvio di un procedimento di infrazione, ma lo sono ancora di più perché ho avuto modo di verificare personalmente la distanza siderale che separa l’Italia dall’Europa sia per la burocrazia che per il rispetto verso i cittadini: la Commissione Europea in pochissimi mesi ha esaminato la mia denuncia e ha preso la sua decisione; il Ministero dello Sviluppo Economico, al quale circa un anno e mezzo fa ho inviato un quesito affinché dissipasse i tanti dubbi legati al corretto inquadramento giuridico dell’attività di noleggio spazi pubblicitari su siti web (è concepibile, ad esempio, che a causa della mancanza di riferimenti normativi ad hoc una Camera di Commercio possa considerarla addirittura "Esercizio di commercio al dettaglio di vicinato"? ), non mi ha mai risposto. Ministro Brunetta, dove sei? Ma la défaillance di Bruxelles non mi ha scoraggiata; mi ha solo costretta a spostare il "campo di battaglia" nel mio Paese, dove non una legge oscura, ma l’art. 53 DELLA COSTITUZIONE, dispone testualmente: "TUTTI SONO TENUTI A CONCORRERE ALLE SPESE PUBBLICHE IN RAGIONE DELLA LORO CAPACITA’ CONTRIBUTIVA. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.". Quindi, ai sensi e per gli effetti di tale articolo, una norma di legge, quale appunto la 389/89 - art. 1, c. 1 -, che impone ad alcune categorie di lavoratori autonomi di pagare un minimale per i contributi di previdenza ed assistenza (= spesa pubblica), senza tenere in alcun conto l’eventualità che quell’importo possa essere, in alcuni casi (e non sono pochi), addirittura superiore a quanto il lavoratore ha realizzato con la sua piccola impresa, non solo sprizza incostituzionalità perfino dalla punteggiatura, ma è anche infinitamente ingiusta e, mi si consenta, profondamente immorale se si pensa che recentemente è stato adottato un provvedimento, il c.d. "scudo fiscale", che ha permesso alle migliaia di evasori che detenevano illecitamente i loro ingenti capitali nei paradisi fiscali, di farli rientrare in Italia versando all’erario solo un misero obolo pari al 5%. Non so se dopo la Laurea riprenderò l’attività interrotta il 31 Maggio scorso, perché spero di andar via al più presto, seppur a malincuore, da un Paese in cui navigano a gonfie vele lobbies, affaristi, raccomandati, evasori, caste e birbantelli e affondano tutti gli altri, ma se dovessi riavviarla e la situazione risultasse immutata, essendo scolpito nel mio DNA il rifiuto verso qualsiasi forma di evasione, non mi rimarrebbe, oltre ad un eventuale ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo contro una legge che considero lesiva anche della dignità della persona, che percorrere (credo non più da sola) l’unica strada, sicuramente antipatica ma probabilmente risolutiva, visibile all’orizzonte:
Signor Presidente, quando ho deciso di scrivere questa lettera il mio spirito battagliero mi suggeriva di indirizzarla al mondo intero, ma adesso, dopo attenta riflessione, preferisco rivolgermi a Lei solo, perché è nella Sua Persona che ripongo la massima fiducia e sono certa che nell’adempimento del compito istituzionale di Garante del rispetto della Costituzione la S. V. Ill.ma chiederà con voce ferma che si arrivi quanto prima, attraverso il naturale percorso parlamentare, alla modifica di un iniquo e anticostituzionale meccanismo contributivo che è causa di disperazione per migliaia di cittadini italiani (per averne conferma basta leggere i drammatici post pubblicati sui vari forum che trattano l‘argomento) e insormontabile ostacolo per l’avvio o il proseguimento di minuscole attività autonome che, al contrario, dovrebbero essere incentivate in questo periodo di grave crisi. Con ossequio e con sincera gratitudine. Alessia Ferretti (22 Febbraio 2010)
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